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Le Opere di Carlo Gesualdo

Fino al 1594, nonostante la casa paterna ospitasse una vivace corte di musicisti a cominciare dal compositore fiammingo Jean de Macque, chiamato da Roma nel 1586 e più tardi eletto maestro della cappella del viceré spagnolo di Napoli, la passione musicale di Carlo Gesualdo non era diversa da quella di tanti aristocratici musicisti napoletani del suo tempo: Napoli contava infatti su decine di compositori del ceto nobiliare e molti virtuosi di canto e strumenti. Una sola composizione vocale ci resta di quel periodo giovanile, il brano sacro penitenziale Ne reminiscaris Domine, pubblicato nel Secondo libro dei Mottetti di Stefano Felis da Bari, uno dei suoi probabili maestri, stampata a Venezia nel 1585. Nel successivo 1586 apparvero invece a stampa tre Ricercari strumentali di Carlo nella raccolta di Ricercate et Canzone francese a 4 voci di Jean de Macque, dedicata non a caso al futuro principe di Venosa

La vera esplosione della irrefrenabile passione musicale del principe avvenne con il viaggio a Ferrara in occasione del suo secondo matrimonio con Leonora d'Este nel 1594. I giudizi di esperti contemporanei che lo incontrarono in quel tempo sono espliciti: impazzisce per la musica, secondo Emilio De Cavalieri, e il conte Alfonso Fontanelli assicura che Carlo può suonare per ore senza interruzioni con uno "affetto napoletanissimo", mentre il napoletano Scipione Cerreto ne esalta l'eccezionale competenza nella composizione e nel suonare di liuto. Nel 1610 è Alessandro Guarini, il figlio del poeta Battista, a riassumere la nuova immagine de principe Gesualdo, quale ormai si era diffusa in tutta Europa: "...che così Prencipe tra Musici dimostrandosi, com'egli è tra i Signori, ha colla sua nobiltà, e col suo pellegrino ingegno mobilitata mirabilmente quest'arte".
L'incontro a Ferrara con la corte più musicofila d'Europa, con il celebre Concerto dei musici estensi e le tre favolose "dame" cantanti e polistrumentiste, sotto la direzione di Luzzasco Luzzaschi, stimolano nel principe di Venosa uno spirito di emulazione e sfida artistica che lo trasformano da "nobile amatore" in un autentico compositore alla pari dei migliori professionisti del suo tempo, in barba ad ogni convenzione sociale.
Per prima cosa Gesualdo incarica lo stampatore della corte di Ferrara, Vittorio Baldini, di realizzare l'edizione dei suoi primi due libri di madrigali, Libro primo e Libro secondo, nello stesso anno del suo arrivo il 1594. Si tratta certamente di musica da lui già composta negli anni di forzato ritiro nel suo castello di Gesualdo, dopo il tragico assassinio della prima moglie Maria d'Avalos compiuto nel 1590. Queste due stampe sono ancora nascoste dietro uno stratagemma, la dedica al principe da parte di uno dei musicisti napoletani giunti con lui a Ferrara, il virtuoso clavicembalista Scipione Stella, che dichiara di voler ristampare dopo averne corretto gli errori, una prima edizione almeno del Primo libro realizzata da Giuseppe Piloni in un anno imprecisato (ma nessun esemplare o documento di questa supposta edizione ci è giunto). In questi primi due libri l'autore dei testi più rappresentato è Torquato Tasso, con 10 titoli su un totale di 20.
Ma già a partire dal Terzo e poi Quarto libro dei madrigali, stampati a Ferrara da Baldini nel 1595 e 1596, il principe dimostra di abbandonare quel "suo primo stile" ancora scolastico e tradizionale, per avventurarsi in un nuovo stile che approderà negli ultimi libri all'arte suprema della cosiddetta "seconda prattica". E' l'imitazione di Luzzaschi a fornire la guida per questo percorso di assoluta avanguardia, e il maestro ferrarese non si sottrae alla nobile sfida, affidando allo stesso editore estense altrettanti libri di suoi madrigali sempre più intensi e avventurosi, a partire dal suo Quarto libro di madrigali dedicato proprio al principe Gesualdo nel 1594. E proprio da Ferrara partirà la provocazione di Claudio Monteverdi che farà ascoltare per la prima volta nel 1598 i suoi innovativi madrigali del Quarto e Quinto libro, suscitando le ire dei tradizionalisti.
Tornato nel suo castello di Gesualdo con la moglie Eleonora e con tante novità musicali (tra cui un modello sperimentale dell' arciliuto appena inventato per la corte di Ferrara da Alessandro Piccinini e donato al principe dal duca Alfonso) Carlo Gesualdo dedicherà tutte le sue energie a comporre ed eseguire musica con i musicisti della sua corte, invitando addirittura il miglior stampatore di musica di Napoli, Giovan Giacomo Carlino, a trasferirsi nel castello per stampare con più agio le sue raccolte.
Dopo la stampa a Napoli nel 1603 di due volumi di Sacrae Cantiones (ossia mottetti, a cinque, sei e sette voci, in parti separate purtroppo non tutte giunte fino a noi), usciranno a Gesualdo con i tipi di Carlino nel 1611 i volumi più celebri di Carlo Gesualdo: Il Quinto libro dei Madrigali e il Sesto libro dei Madrigali (da queste raccolte provengono i madrigali più ammirati da oltre un secolo a partire da Stravinsky che ne orchestrò 3 nel suo Monumentum Pro Gesualdo) e una raccolta di Responsori per la Settimana Santa che condividono con questi "frutti stramaturi e succosi" del madrigale (come sono stati definiti) la stessa intensità e stupefacente competenza.
Un'enorme quantità di musica dev'essere stata prodotta e consumata presso la corte musicale del principe Carlo negli ultimi quindici anni della sua vita, tutti spesi nel suo castello di Gesualdo. Ma oltre ai nove libri a stampa che abbiamo ricordato, di Carlo Gesualdo sopravvivono ai nostri tempi solo pochi altri frammenti, indicativi tuttavia della sua scrittura così personale che sbalordiva i contemporanei. Due brani strumentali manoscritti (una Gagliarda per quartetto di viole da gamba e una Canzon francese del Principe probabilmente per tastiera), due canzonette pubblicate nel 1618 nell'Ottavo libro dei madrigali di Pomponio Nenna da Bari, altro nobile compositore molto vicino al principe; un salmo a 4 voci nella raccolta di Salmi delle compiete de diversi musici napolitani del 1620. Infine nel 1626, molti anni dopo la morte di Carlo Gesualdo sarà un altro fedele musicista nobile della sua cerchia, Muzio Effrem anch'egli da Bari, a raccogliere su incarico della vedova Leonora d'Este e pubblicare un libro postumo di Madrigali a 6 voci, di cui purtroppo possediamo solo una parte su sei, e non è dunque ricostruibile allo stato attuale.
Nel 1613, probabilmente senza che il principe - morto nello stesso anno - avesse potuto controllarne l'edizione, il liutista Simone Molinaro pubblicò a Genova una raccolta in partitura di tutti i Madrigali a cinque voci di Carlo Gesualdo, destinata a far conoscere "al mondo" la grandezza compositiva di questo autore.

Nel 1957 per iniziativa di Glenn Watkins e Wilhelm Weismann, fu avviata la prima edizione completa delle opere di Carlo Gesualdo dall'editore tedesco Ugrino, completata nel 1967 con un contributo di Igor Stravinsky. Finalmente, nel 2018, è stato pubblicato il primo volume (Il quinto libro dei madrigali) della Nuova Edizione Gesualdo (New Gesualdo Edition) presso l'Editore Bärenreiter, destinata a sostituire dopo mezzo secolo la precedente, ormai introvabile, in 12 volumi, promossa da tre istituti universitari italiani (Università della Basilicata, di Pavia a Cremona e Istituto Italiano per la Storia della Musica) con un comitato scientifico presieduto ancora da Glenn Watkins e con il supporto del Comitato per le Celebrazioni Gesualdiane della Regione Basilicata e della Fondazione Gesualdo.

Dinko Fabris